Convivere con il diabete di tipo 1 non significa seguire regole rigide, ma costruire ogni giorno strategie su misura, in equilibrio tra esperienza, ascolto e consapevolezza.
Avrei potuto scrivere “I 10 comandamenti per vivere serenamente con il diabete di tipo 1”, ma sarebbe stato solo un ottimo titolo per una simpatica barzelletta. Ormai sappiamo che, per convivere con il diabete di tipo 1, non esistono regole valide per tutti. Ciò che può essere vantaggioso per una persona può non esserlo per un’altra.
Ognuno costruisce la propria storia e il proprio vissuto con la malattia attraverso il bagaglio di esperienze che si arricchisce giorno dopo giorno e le linee guida personali che aiutano a navigare, a vista, nel proprio dolce maremoto quotidiano.
Una giornata apparentemente normale e di mare calmo nasconde, in realtà, una grande corrente di pensieri che vanno ascoltati e gestiti, un “come” dopo l’altro.
Come gestisco gli imprevisti della giornata?
- Accettando che non necessariamente andrà tutto per il meglio
- Realizzando che nulla sarà impossibile e che, comunque andrà, avrò fatto del mio meglio
- Immaginando di giocare a Monopoly, uno dei miei giochi preferiti di quando ero piccola: gli imprevisti non mancavano mai ma, nonostante la casualità, il percorso della partita rimaneva sempre nelle mie mani
Come vivo l’alimentazione senza sentirmi giudicata
- In realtà non la giustifico. Ricordo che le mie scelte alimentari sono pensate per il mio benessere ed equilibrio quotidiano. E non hanno bisogno di essere difese
- Se qualcuno mi fa domande, accolgo il momento e lo trasformo in un’occasione di confronto e, magari, di maggiore comprensione
- Invito chi mi sta accanto ad assaggiare ciò che mangio, perché condividere il cibo è uno dei modi più semplici per superare i pregiudizi e riscoprire quanto le buone abitudini possano essere piacevoli e condivisibili
Come posso non sentirmi sempre in allarme?
- Gli allarmi dei sensori sono diventati dei fedeli compagni delle mie giornate, ma ho imparato a dare loro l’importanza che meritano
- Ho scelto con cura i suoni degli allarmi sull’app del mio cellulare, distinguendo quello delle iperglicemie da quello delle ipoglicemie. Cerco tonalità che non aumentino la preoccupazione
- Quando lo sento, so che è lì per aiutarmi: per proteggermi, prevenire cambiamenti rapidi della glicemia e permettermi di intervenire prima che la situazione diventi difficile da gestire
- Provo a immaginare che il suono del sensore sia la mano di un amico che mi ricorda di prendermi cura di me stessa
Come vivere le relazioni con leggerezza?
- Scegliendo di circondarmi di persone con cui mi sento libera di essere me stessa, anche con le mie fragilità legate al diabete
- Ho scelto amici che sanno aiutarmi se ne ho bisogno, ma anche sdrammatizzare quando tutto diventa troppo pesante
- Ho deciso di tenere vicino quelle persone che, all’occorrenza, possano essere le mie “caramelle” o la mia “insulina”
- Ho capito che non posso fare sempre tutto da sola: una mano sulla spalla, una parola gentile o una risata possono fare davvero la differenza
Come non sentirmi solo un numero?
- Capire che posso essere tutti i numeri, senza che questi mi definiscono
- Sono una persona che può fare ed essere tante cose, e che ha anche il diabete di tipo 1
- Sono le mie scelte, i miei tentativi e le consapevolezze acquisite
- Sono la certezza e l’incertezza che convivono nella stessa giornata
- Sono quel numero sullo schermo, in continuo cambiamento, che imparo ogni giorno a leggere, comprendere e lasciare andare
Trovare il proprio equilibrio con il diabete di tipo 1
Il mio stile di vita non è costruito intorno alla patologia: è la patologia che mi segue e si adatta alla mia storia. Spesso mi sento come un’equilibrista. In tutti questi anni di convivenza con il mio “amico” diabete di tipo 1, ho capito che trovare l’equilibrio non significa essere perfetta o rimanere immobile.
Significa aggiustarsi continuamente, cercando ogni volta un nuovo equilibrio, passo dopo passo, con fiducia nelle proprie capacità, sensazioni e consapevolezze.
Questo contenuto riflette esclusivamente l’esperienza personale dell’autore/autrice. Non ha lo scopo di dare consigli medici, né di sostituire il parere di un professionista.