Irresistibile, unica, inimitabile. Per molti la pizza è la protagonista dei piatti preferiti.  Uno di quei cibi che difficilmente sono solo “un pasto”. È la cena del sabato sera, una serata con gli amici, un compleanno, la soluzione pratica quando non si ha voglia di cucinare.

Eppure, per chi convive con il diabete di tipo 1 mangiare una pizza richiede qualche attenzione in più. Non è tanto l’alimento in sé da evitare, quanto la combinazione di carboidrati, grassi e proteine che può rendere l’andamento della glicemia meno prevedibile rispetto ad altri pasti.
La buona notizia? Conoscere meglio la propria risposta glicemica e imparare a osservare cosa succede prima e nelle ore dopo può aiutare a gestire la pizza con più serenità.

Perché la pizza può essere più difficile da gestire?

Nel diabete di tipo 1, parlare di gestione dei pasti non sempre è facile. Il primo pensiero? Il conteggio dei carboidrati, un elemento importante per valutare il pasto e la terapia insulinica.

Con la pizza, però, forse non basta. Ci sono delle variabili in più. 
L’impasto comporta una quantità notevole di carboidrati, mentre mozzarella, formaggi, salumi, olio e altri ingredienti rischiano di aumentare il contenuto di grassi e proteine. E in questo tipo di pasti, la risposta glicemica può risultare diversa e, in alcune persone, il rialzo può comparire più lentamente e proseguire diverse ore dopo aver mangiato.
E oltretutto non tutte le pizze sono uguali: una marinara, una margherita e una pizza con formaggi e salumi hanno composizioni molto diverse. Così come la dimensione, la quantità di impasto e la modalità di preparazione: tutto può cambiare anche da una pizzeria all’altra.

Prima della pizza: cosa controllare?

Allora, che fare? Prima di mangiare partiamo da quello che già sappiamo.
Controllare la glicemia e, se si utilizza un sensore, osservare anche la direzione dell’andamento glicemico per avere un quadro della situazione prima del pasto. Una glicemia stabile, in salita o in discesa, è un punto di partenza differente.

Poi c’è il conteggio dei carboidrati.
Quando si mangia fuori non sempre è possibile conoscere con precisione il peso dell’impasto o gli ingredienti utilizzati. Con il tempo, però, il confronto con il proprio team diabetologico può aiutare a migliorare le stime e sapere a cosa puntare.
Ad esempio, sapere che tipo di pizza si sta per mangiare può essere utile. La quantità di mozzarella, olio, formaggi o altri condimenti modifica la composizione complessiva del pasto.

Non esiste quindi una formula valida per tutti o una quantità di insulina “giusta per la pizza”: la risposta cambia da persona a persona e anche nella stessa persona in situazioni diverse.

Pizza e diabete tipo 1: attenzione anche al contesto

C’è poi una cosa che il conteggio dei carboidrati non può calcolare: tutto quello che succede intorno al pasto.
Mettiamo il caso che la pizza arrivi più tardi del previsto: prima di cena potremmo aver camminato molto, fatto sport oppure trascorso una giornata sedentaria. Oppure, mangiamo solo quella o a tavola assaggiamo altro? Sono tutte variabili differenziano la risposta glicemica.

E dopo aver mangiato? Non pensiamo solo alle prime due ore

Una delle caratteristiche dei pasti ricchi di grassi e proteine è che l’effetto sulla glicemia può protrarsi nel tempo,anche nelle ore successive.
Proprio per questo, dopo una pizza resta utile continuare a osservare l’andamento della glicemia anche oltre il periodo subito dopo il pasto.

Può essere utile anche per comprendere la propria risposta ai pasti e valutare, insieme al team di cura, eventuali adattamenti della gestione insulinica, concordati con il proprio diabetologo, evitando aggiustamenti improvvisati.

Imparare dalla propria pizza

Può sembrare bizzarro, ma una delle strategie più funzionale resta semplicemente osservare. Se mangiamo più volte una pizza simile, possiamo provare a ricordare il tipo e la quantità mangiata, la glicemia di partenza e quello che succede nelle ore successive.
È un altro modo per riconoscere eventuali schemi ricorrenti. Se, per esempio, si nota di frequente un rialzo diverse ore dopo la stessa tipologia di pizza, quell’informazione può diventare utile da condividere con il team diabetologico.

La pizza non deve diventare un esame da superare

A volte, con il diabete di tipo 1 è facile trasformare anche una semplice cena in una sequenza di numeri, calcoli, dubbi. Ma non dimentichiamo che il cibo è anche socialità.
Mangiare una pizza con gli amici, festeggiare un compleanno o ordinare qualcosa all’ultimo momento fanno parte della vita di tutti i giorni. La gestione del diabete dovrebbe cercare, per quanto possibile, di adattarsi alla vita e non di cancellarne questi momenti. Perché convivere con il diabete di tipo 1 significa imparare a controllare alcune cose prima e dopo aver mangiato. Ma anche poter continuare a sedersi a tavola con chi amiamo e godersi una pizza spensierati.