Uno dei ricordi più vividi e dolorosi che ho del periodo dell’esordio è un giorno, all’ora di pranzo. Io, chiusa in bagno, cercavo di superare la mia paura degli aghi e la necessità di dovermi bucare per poter mangiare.
Dall’altra parte della porta c’era la mia bambina di tre anni che batteva i pugni piangendo e mi chiedeva:
“Mamma perché ti chiudi sempre in bagno? Sei arrabbiata con me? Ti prego apri!”
In quel momento il mio cuore si è spezzato. Avevo scoperto di avere il diabete di tipo 1 da pochi giorni, non sapevo nemmeno io cosa stesse succedendo: come avrei potuto spiegarlo a lei, una bimba di 3 anni? Scoprire di avere una malattia autoimmune cronica ed essere già mamma non è una passeggiata. Sentivo il bisogno di una guida, così ho iniziato un percorso in terapia.

Condividere con i figli la vita con il diabete

La mia paura più grande era mostrare aghi, capillari e sensori a mia figlia: temevo che si spaventasse. Ma la terapeuta mi fece una domanda che subito mi spiazzò: “Sei tu che hai deciso che lei debba avere paura di tutto questo. Ma le hai mai chiesto se vuole far parte di questo lato della tua vita e vuole conoscere anche questo della sua mamma?”

Il percorso non è stato facile, ho dovuto abbattere molte mie barriere personali. Seguendo questo consiglio, ho smesso di nascondermi. Un giorno ho misurato la glicemia sul bancone della cucina. Lei, curiosa, si è avvicinata senza paura e mi ha chiesto cosa stessi facendo. Ho risposto in modo semplice: “Misuro la glicemia amore, è il valore dello zucchero nel sangue della mamma.” Aver condiviso con lei tutto questo mi ha dato un enorme sollievo.
Da quel momento è iniziato un percorso di condivisione.

Trasformare la paura in unione familiare

Con il tempo mia figlia ha cominciato a fare domande e io le spiegavo in modo chiaro, senza complicare troppo. Io conoscevo questa nuova me e la mia piccola, insieme a me. Ha imparato che a volte la mamma ha bisogno di una pausa dopo un’ipoglicemia, che non sempre può mangiare zuccheri, ma che in altri momenti ne ha bisogno per stare meglio.

È diventata per me una piccola “infermierina”: mi passava le cose per fare una capillare, mi aiutava con il sensore, sempre senza obblighi e in modo naturale. Ciò che all’inizio era paura è diventato un rituale nostro, un momento di intimità che ci ha unite più di prima.

Un nuovo inizio con due figli

Nel 2021 è arrivato un fratellino e questo è stato un altro nuovo inizio. La quotidianità con il diabete di tipo 1 si è integrata in modo naturale anche con lui. Non mi sono mai nascosta e, crescendo, ha interagito senza paura con sensore e glucometro. Le sue domande sono state meno di quelle della sorella, ma anche con lui ho scelto di rispondere sempre con semplicità.

La vita con il diabete di tipo 1 non è facile. Ma se invece di nasconderla si sceglie di condividerla con i propri figli, può diventare un motivo di unione ancora più grande. 

Questo contenuto riflette esclusivamente l’esperienza personale dell’autore/autrice. Non ha lo scopo di dare consigli medici, né di sostituire il parere di un professionista.