Sei lettere che formano una parola che a tanti sembra nulla, ma che per una persona con diabete di tipo 1 diventa complicata e pesante: esordio.

L’esordio di una patologia autoimmune cronica come il diabete di tipo 1 sancisce il prima e il dopo. Prima, per continuare a vivere, non dovevo dipendere da nulla; oggi, invece, se non mi inietto insulina ogni giorno, non posso continuare a vivere.
Proprio questo, all’esordio, non riuscivo a buttare giù. Quando alla prima visita diabetologica mi dissero: “David, è diabete di tipo 1. Dovrai dipendere dall’insulina. La vedi questa penna? Sarà la tua alleata per la nuova vita che dovrai affrontare…”.

I primi sintomi del diabete di tipo 1

Tanta sete, l’urgenza di urinare, stanchezza perenne e dimagrimento furono i sintomi che, quel giorno di febbraio del 2018, mi portarono a utilizzare un glucometro: 365 il mio valore di glicemia a digiuno.
Mi raccomando: questi sintomi sono dei campanelli d’allarme. Chiedete aiuto e rivolgetevi a chi di competenza se li avvertite tutti o anche solo alcuni.

I primi passi dopo la diagnosi


Spaesato e confuso, all’età di 26 anni mi affacciavo a questa patologia. Non ne sapevo nulla, mi sentivo solo.
Perché a me? La domanda esistenziale che mi assaliva. L’inizio fu davvero brutto.

Ricordo ancora come se fosse ieri le prime iniezioni d’insulina. Oggi ci rido su, ma dovevano mantenermi il braccio mentre io inserivo la penna con quell’aghetto di 5 millimetri che ne sembravano 10.
Poi arrivò il primo sensore glicemico, un altro alleato nella gestione del diabete di tipo 1. La tecnologia ha fatto passi da gigante rispetto a tanto tempo fa. Questo mi motiva, anche la ricerca va avanti e magari un giorno, non troppo lontano, festeggeremo tutti insieme la cura definitiva.

Ripensare all’esordio del diabete

Ancora oggi, dopo ormai 8 anni, parlare dell’esordio mi destabilizza un po’.

Ogni esordio è unico: c’è chi se ne accorge prima, con tutta la sintomatologia; c’è chi improvvisamente si ritrova in un letto di ospedale; oppure chi arriva allo stato di chetoacidosi diabetica.
Ognuno di noi ha un carattere diverso e ha bisogno di tempi diversi per accettarlo o, almeno, per imparare a conviverci.

La vita non si ferma. Bisogna solo rimboccarsi le maniche, affidarsi a chi di competenza e studiare il proprio corpo, perché non si finisce mai d’imparare.

La condivisione come luce in fondo al tunnel

Quello che mi ha aiutato tanto, dopo 2 anni di ansie, limitazioni e paure, è stata la condivisione. Condividere un dolore lo dimezza.

Un giorno decisi di aprire una piccola pagina dove semplicemente mi sfogavo e affrontavo con un pizzico d’ironia le situazioni riguardanti il diabete di tipo 1.
Finalmente incontravo persone con le quali potevo parlare la stessa lingua, perché fondamentalmente chi vive la tua stessa situazione ti capisce davvero.

Ero tutto me stesso, senza filtri, senza vergogna di mostrare il mio sensore. Era come se fossi a casa mia, con persone sconosciute che mi sembrava di conoscere da tanto tempo. Scoprire che non ero solo a vivere questa situazione mi ha aiutato a convivere meglio con la patologia.

Ti voglio dire: consigli dal cuore

A tutti coloro che da poco hanno avuto l’esordio, e anche a tutti i genitori che devono affrontare quello dei propri piccoli o delle proprie piccole, voglio dire che devono prendersi i loro tempi. Sappiamo bene che dalle cose negative nasce la forza per reagire. Nella vita ne incontreremo di ostacoli: cadiamo, sbucciamoci le ginocchia e continuiamo per la nostra strada. Non siamo robot. Faremo i nostri errori e da quelli impareremo poi a non commetterli nuovamente.

Ogni giorno è una vittoria, ogni giorno vale la pena di essere vissuto nonostante le difficoltà che la vita ci mette davanti.

In questo percorso non siamo soli. Il primo vostro alleato deve essere il diabetologo, una figura importantissima. Oltre a lui, se siete in difficoltà, non abbiate paura di chiedere aiuto anche ad altre figure professionali. Un passo alla volta.
La diagnosi non definisce chi sei. Sei sempre tu, solo con un bagaglio a mano da portare sempre con te, chiamato diabete di tipo 1.

Questo contenuto riflette esclusivamente l’esperienza personale dell’autore/autrice. Non ha lo scopo di dare consigli medici, né di sostituire il parere di un professionista.