Quando nel 2018 arrivò il diabete di tipo 1 nella mia vita fu come un fulmine a ciel sereno. Non ero assolutamente pronto e accusai molto il colpo. Improvvisamente dovevo dipendere dall’insulina, un ormone vitale che chi ha il diabete di tipo 1 non produce più. Non si è mai davvero pronti ad accettare che quell’insulina vada somministrata esternamente con iniezioni quotidiane.

Ricordo ancora i primi tempi dopo l’esordio e le parole della mia diabetologa che mi rimasero impresse: “Dovrai dipendere dall’insulina obbligatoriamente a vita finché non troveranno una cura definitiva.”

Accettare la convivenza con il diabete

L’accettazione della patologia e la convivenza con essa credo sia una delle fasi più difficili. Ero l’unico con diabete nella mia comitiva, e non conoscevo nessuno nella stessa condizione.

Avevo vergogna a iniettarmi l’insulina in pubblico e nascondevo il sensore glicemico. Nonostante avessi la mia famiglia accanto, la confusione e il senso di solitudine mi portarono a una fase di ribellione totale.

Diabete e salute mentale: perché parlarne è fondamentale

La salute mentale è un aspetto centrale nella gestione del diabete di tipo 1. Le ansie di imbattersi in ipoglicemie o iperglicemie gravi, il pensiero delle complicanze future, il controllo costante della glicemia, le domande esistenziali e la sensazione che “l’errore sia sempre dietro l’angolo” generano un forte carico emotivo.

La glicemia è molto sensibile e può variare anche in base a stati d’ansia e stress, influenzando la produzione di ormoni.

Ansia, frustrazione e burnout

Ignorare i segnali di cedimento può portare a situazioni di frustrazione e burnout da diabete: nervosismo costante, ansia legata alla gestione quotidiana e rifiuto totale della terapia insulinica. Sono scenari che, se non affrontati, rischiano di peggiorare ulteriormente la qualità di vita.
È importante capire che “fare la guerra al diabete” non porta a nulla. Occorre invece imparare a convivere con il problema e non essere troppo severi con se stessi. Siamo esseri umani, non robot.

Come affrontare ansia e burnout da diabete

Se non si riesce da soli, non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto. Affidarsi al proprio team di supporto è fondamentale: dal diabetologo, al nutrizionista, fino allo psicologo. Anche le comunità online e i gruppi di persone che vivono la stessa condizione possono fare la differenza.

Nel mio caso, creare una pagina dedicata alla mia convivenza con la patologia mi ha permesso di incontrare altre persone che condividono emozioni simili alle mie: conoscere tante altre persone che sfogavano tutte le emozioni racchiuse nel nostro bagaglio patologico. Questo mi ha fatto capire di non essere solo e di non dover  aver timore o vergogna di chiedere aiuto.

Questo contenuto riflette esclusivamente l’esperienza personale dell’autore/autrice. Non ha lo scopo di dare consigli medici, né di sostituire il parere di un professionista.