Arriva come un nemico silenzioso che a un tratto ti grida nelle orecchie e non smette più. Se dovessi pensare al diabete di tipo 1 come a una persona, lo immaginerei così. Qualcuno che ti urla talmente forte dentro che non ti fa più nemmeno ragionare. E quando arriva pensi… è finita!
Poi passano i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi. E quel grido che prima sembrava stordirti, a mano a mano comincia a diventare sempre meno assordante.
Quando è arrivato il diabete di tipo 1, una delle cose a cui ho rinunciato per almeno un anno è stata la socialità, la convivialità. Se un amico mi chiedeva di uscire a cena oppure a fare aperitivo andavo in panico e così declinavo, davo retta a quel sibilo nelle orecchie.
Tutto questo però stava mettendo a dura prova la mia quotidianità, la mia vita. E prima o poi ti scatta qualcosa dentro che dice: “Non può essere sempre così! Deve cambiare! Devo vivere!”.
Accettare il diabete di tipo 1 nella quotidianità
C’è un detto che dice “tieniti stretti i tuoi amici ma ancora più stretti i tuoi nemici”. E così mi sono resa conto che forse, invece di combattere, avrei dovuto semplicemente ammorbidire, accogliere e, quando mi sono sentita pronta, lasciare andare. Lasciare andare il risentimento verso la malattia e cominciare a prenderla sotto braccio per camminare assieme. Quando decidi di fare questo, di abbracciare, la tua quotidianità cambia. Muta assieme alle glicemie. Di punto in bianco le cose non le fai più solo perché lo vuoi tu, ma anche quando lo decide lui, il diabete.
Le tue scelte diventano più consapevoli, più sane, più attente. Inizialmente è difficile, poi con il tempo diventano automatiche. Perché il diabete quando arriva ti cambia da dentro, è come resettarsi. Una parte di te: impari a prendere decisioni che ormai sono insite nel tuo sistema nervoso, sono automatiche!
E la tua vita scorre comunque, nonostante lui.
Diabete di tipo 1: le scelte che cambiano la vita
Convivere ogni giorno con il diabete di tipo 1 non è poi così impossibile. Serve un’alimentazione sana, abbastanza movimento e scelte diverse che non sempre sono dettate da cosa hai voglia di mangiare o fare in quel momento. O addirittura da che cibo hai a disposizione quando è l’ora di mangiare.
Perché puoi essere anche in iperglicemia, ma se sei a un matrimonio con sette portate devi trovare il modo di gestire la glicemia e fare meno rinunce possibile, con la coscienza a posto e il cuore leggero.
Per esempio, puoi valutare una correzione secondo le indicazioni ricevute dal tuo team diabetologico, bere acqua e magari approfittarne per alzarti e chiacchierare con i commensali fra i tavoli, così che quando arriverà il secondo primo del menù non dovrai fare troppe rinunce. Puoi anche scegliere prima quale piatto ti interessa di più assaggiare e quale invece puoi declinare, calcolando così in maniera più oculata i boli da fare.
Lo so, sembra un lavorone! Ma davvero basta pratica, tempo e pazienza e poi tutto quello che prima ti sembrava una montagna invalicabile, di colpo diventa una collinetta che si attraversa con una passeggiata. Certo, non è sempre così, poiché la glicemia è influenzata da molti fattori, come stress e stanchezza psico-fisica, ma sicuramente la pratica ti renderà più pronto per affrontare la sfida successiva.
Diabete di tipo 1, glicemia e lavoro
Un’altra sfida significativa della quotidianità è quella che capita a scuola o al lavoro. Questi sono due momenti molto importanti delle nostre giornate e ne occupano spesso una buona parte.
Mantenere una buona glicemia mentre si sta seduti a leggere, lavorare o studiare può non essere sempre possibile, ma grazie ai dispositivi e alla ricerca, che negli anni ha fatto passi da gigante, quella che una volta poteva essere una mezz’ora persa di studio o lavoro oggi può essere ridotta al minimo.
Una correzione dell’iperglicemia, per esempio attraverso il microinfusore secondo il proprio piano terapeutico, oppure un allarme che segnala un’ipoglicemia permette di intervenire più rapidamente.
Anche in questo caso la componente psicologica nella gestione del diabete di tipo 1 può assumere un ruolo decisivo, poiché se ci facciamo prendere da ansia e panico per un’iper che salga troppo o un’ipo che scenda troppo in fretta, quello che poteva essere solo qualche minuto si può trasformare in realtà in mezz’ora persa.
In questo caso, lavorare su ansia e panico può essere una scelta importante per migliorare la vita quotidiana con il diabete.
Il supporto degli altri nella gestione del diabete di tipo 1
La glicemia è una nostra responsabilità. Noi dobbiamo diventare il nostro pancreas e, grazie alla terapia, cercare di mantenerla nei livelli impostati dalla diabetologia. Ma anche se siamo bravissimi siamo comunque umani e, a volte, il carico diventa molto. Abbiamo bisogno di una spalla.
Ed ecco che in questo momento entra in gioco “il resto del mondo”, ossia tutte quelle persone che vivono con noi una quotidianità che, in effetti, non è di loro competenza.
Ma se hai in ufficio una persona con diabete in ipoglicemia, magari anche grave, ti sfido a essere indifferente ai suoi tremori, sudori e farfugliamenti.
Anzi, ti invito a stargli più vicino e, se è cosciente e in grado di deglutire, ad aiutarlo a recuperare ciò che gli serve. Non hai idea di quanto possa fare bene al cuore un gesto gentile che non chiede nulla in cambio.
Questo è un esempio lavorativo. La verità è che la nostra vera spalla per far sì che tutto fili liscio, o almeno provarci, sono i nostri cari “T3”: genitori, fratelli, compagni di vita e tutte quelle persone che ci stanno accanto nella gestione quotidiana del diabete di tipo 1.
Loro sono quel punto fermo fondamentale che si tiene la bustina di zucchero in tasca per te senza dirtelo, che divide con te un tiramisù che vuoi mangiare ma non potresti in quel momento. Loro sono quelli che, se devono fare la spesa, pensano anche a te e scelgono cibi più consapevoli.
Sono coloro che rendono possibile, in modo silenzioso, un buon Time in Range, cioè il tempo trascorso nell’intervallo glicemico desiderato.
Perché la verità è che, anche se il diabete di tipo 1 è un nemico che ti costringe a diventare il pancreas di te stesso, non siamo mai davvero soli a combattere questa battaglia.
Tra un bolo calcolato, un allarme del sensore e una bustina di zucchero tesa al momento giusto, scopri che la vita continua a scorrere, bellissima e piena.
E quel nemico silenzioso che un tempo urlava forte nelle orecchie oggi ha finalmente abbassato la voce, diventando solo un compagno di viaggio un po’ ingombrante, ma che non può più fermare i nostri passi.
Questo contenuto riflette esclusivamente l’esperienza personale dell’autore/autrice. Non ha lo scopo di dare consigli medici, né di sostituire il parere di un professionista.