A volte basta una freccia verso il basso sul sensore. In altri casi è una sensazione: un leggero tremore, il cuore che accelera, quella strana debolezza che ormai hai imparato a riconoscere. E subito scatta il pensiero: “La glicemia sta scendendo.”

Per chi vive con il diabete di tipo 1 quel momento spesso porta con sé qualcosa in più del semplice bisogno di intervenire: è un momento di ansia.
L’ipoglicemia richiede attenzione e alcuni dei suoi sintomi rendono ancora più forte la sensazione di allarme. Proprio per questo, avere una strategia ben chiara in mente può aiutare a gestire la glicemia e anche tutta la sfera emotiva che c’è dietro. 

Perché un calo della glicemia può generare ansia?

L’ipoglicemia è più di un numero sul display.
Spesso viene accompagnato da sintomi fisici come tremore, sudorazione, fame, palpitazioni, irritabilità, difficoltà di concentrazione o confusione.

Il problema è che alcuni segnali fisici dell’ipoglicemia ci ricordano e sono riconducibili anche a quelli legati a uno stato d’ansia: il cuore che accelera, le mani che tremano. E la mente che si concentra subito sul pericolo.

Ed è così che a volte si crea un piccolo cortocircuito: sento qualcosa, penso che la glicemia stia precipitando, mi spavento e l’ansia rende ancora più evidenti alcune sensazioni corporee.
Non è un motivo per ignorare i sintomi, al contrario significa imparare a rispondere in modo ordinato, senza lasciare che sia la paura a decidere cosa fare.

Prima il dato, poi i pensieri

Quando ci sembra di andare in ipoglicemia, la prima cosa utile è verificare cosa sta succedendo. È importante, infatti, controllare la glicemia quando si sospetta che sia troppo bassa o quando compaiono sintomi come tremori, palpitazioni, debolezza, sudorazione o alterazioni della vista. Il monitoraggio può essere effettuato attraverso glucometro o sensore, secondo le indicazioni ricevute dal proprio team diabetologico. Ma ricordiamoci che se il sensore da un dato differente rispetto a quello che “proviamo”, conviene fare una prova anche con il glucometro.
Avere un dato ci aiuta a orientare le sensazioni, da: “Sta succedendo qualcosa di terribile” a: “Controllo cosa sta succedendo e agisco di conseguenza.”

Sembra una differenza piccola, ma psicologicamente può essere importante. Non elimina per forza la paura, ma le toglie il compito di guidare tutte le scelte successive. Se l’ipoglicemia è davvero presente, allora la priorità è trattarla secondo le indicazioni concordate con il proprio diabetologo.

Creare una routine può aiutare a sentirsi più sicuri

Quando siamo in ansia, prendere decisioni è più difficile. Per questo può essere utile avere già in mente una sequenza semplice da seguire ogni volta che abbiamo un possibile calo glicemico:

  • Controllare
  • Intervenire se necessario
  • Ricontrollare
  • Aspettare il tempo necessario prima di valutare di nuovo la situazione

Ansia e diabete di tipo 1: sapere cosa fare aiuta?

Forse non arriverà mai il giorno in cui vedere una glicemia in rapida discesa ci renderà indifferenti. L’importante è arrivare a quel momento sapendo di conoscere e avere gli strumenti giusti per gestire anche lo stato emotivo: controllare il valore, riconoscere i segnali del proprio corpo, seguire il piano concordato con il team diabetologico e chiedere aiuto quando serve.

Perché gestire l’ansia non significa ignorare la possibilità di un’ipoglicemia: vuol dire imparare a prendersene cura senza lasciare che la paura prenda il controllo.