Passo dopo passo si raggiunge la consapevolezza. È così che si impara ad affrontare un percorso a volte tortuoso, con salite e discese inaspettate, e ad attraversarlo con maggiore sicurezza e serenità.
Sto percorrendo la mia strada da 34 anni, con la presenza costante del diabete di tipo 1 che mi accompagna da quando avevo un anno e mezzo. Ho inciampato, sbagliato strada e mi sono rialzata più volte: ascoltando il mio corpo, imparando dai miei errori e trovando, poco a poco, il mio equilibrio.
Alimentazione e diabete: tra sfide e scelte
Fino a una decina di anni fa il diabete era ancora poco conosciuto, la tecnologia era limitata e le linee guida, soprattutto quelle alimentari, erano scarse. Si faceva del proprio meglio per vivere in salute, accumulando esperienza, pazienza e un po’ di audace responsabilità.
Fin da piccola ho sempre avuto curiosità per il cibo. Talvolta il rapporto è stato conflittuale, ma con il tempo ho imparato a cercare strumenti e indicazioni per orientarmi verso un’alimentazione consapevole, capace di unire salute e convivialità. Leggere le etichette, farmi domande sui nutrienti e capire come interagiscono nel nostro corpo è diventato parte del mio percorso.
Il conteggio dei carboidrati come strumento
Non sono qui per insegnare la conta dei carboidrati: il mio obiettivo è raccontare come, nel mio caso, sia stata uno strumento fondamentale per gestire meglio il diabete di tipo 1.
Ho scoperto, passo dopo passo, quali cibi contengono carboidrati, quali hanno un impatto glicemico maggiore o minore, e che non solo i carboidrati influenzano la glicemia a distanza di ore dal pasto. Conoscere questi aspetti non significa diventare schiavi del conteggio, ma acquisire libertà di scelta: decidere se affidarsi ai calcoli, alle app o semplicemente all’esperienza personale.
Libertà e responsabilità nelle scelte quotidiane
Se voglio godermi una serata senza numeri e calcoli, posso farlo. Se invece desidero contare i carboidrati con l’aiuto di app o linee guida ufficiali, posso farlo. L’importante è sentirsi liberi di scegliere in base alle proprie esigenze e al contesto.
Ma le variabili da considerare non sono solo i carboidrati: stress, metabolismo ormonale, malattie, infezioni e il bilanciamento complessivo del piatto influiscono sull’andamento glicemico e sul time in range.
Contare sugli strumenti, ma soprattutto su sé stessi
Per ricordarlo ai miei pazienti ho scelto l’hashtag #chontasudime, per imparare come contare e gestire gli alimenti. Ma non c’è conta che conti davvero se non si conta prima su sé stessi.
Questo contenuto riflette esclusivamente l’esperienza personale dell’autore/autrice. Non ha lo scopo di dare consigli medici, né di sostituire il parere di un professionista.